sabato 28 gennaio 2017

Alla maniera di Jonna Lamminaho

Cercando in rete temi come dire invernali con gli studenti si siamo imbattuti in alcune opere che hanno catturato la nostra attenzione ...una giovane artista finlandese Jonna Lamminaho compone illustrazioni incantate che raffigurano la bellezza della natura e delle sue creazioni. L’artista sovrappone animali e paesaggi per creare pezzi surreali che hanno la capacità di fondersi. I miei studenti delle classi terze ne sono rimasti affascinati ed hanno provato a disegnare i temi affrontati dall'artista finlandese .. ecco i risultati !!!!










venerdì 27 gennaio 2017

La forma della memoria: 27 gennaio 2017

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche arrivano nel piccolo centro polacco di Oświęcim, liberando i prigionieri del vicino campo di concentramento di Auschwitz (il nome tedesco della città). La scoperta, unite alle testimonianze dei sopravvissuti, hanno rivelato gli orrori del regime nazista. Per il suo valore simbolico, questo giorno è stato scelto come Giornata della Memoria, per ricordare le vittime dell’Olocausto.


L'importante è non dimenticare

Così inizio la mia lezione nel Giorno della memoria .... come ricordare lo sterminio??? Sicuramente nessuna opera d'arte potrà raccontare tanto orrore, ma gli artisti hanno tentato da sempre di rispondere con la loro arte a tanto odio. 

Museo ebraico di Gerusalemme
Yad Vashem rappresenta il principale museo dedicato al ricordo dell’olocausto all’interno del quale vi è inserito uno straordinario archivio storico. Il Museo è collocato sulle verdi pendici del monte HarHaZikaron – il Monte del Ricordo – a Gerusalemme.


Il Memoriale agli ebrei d’Europa assassinati a Berlino
Il Memoriale agli ebrei d’Europa assassinati a Berlino è opera dell’architetto ebreo americano Peter Eisenman. L’autore afferma di aver rifiutato ogni tipo di rappresentazione con mezzi tradizionali, che l’enormità dell’evento storico avrebbe reso inadeguata. 


Su una superficie di 19.000 mq sono disposte – secondo una griglia ortogonale – 2711 steli di cemento grigio scuro. Le dimensioni di queste ultime sono costanti per lunghezza e larghezza ma variabili in altezza (da 0,2 a 4,7 m). Il terreno su cui sorgono è irregolare, e presenta diverse quote di elevazione. Ciò produce nel visitatore che si addentra in questa foresta di cemento un senso d’instabilità e disagio.


Christian Boltanski
Non è invece dedicata esplicitamente all’Olocausto la grande installazione creata nel 2010 per il Grand Palais di Parigi da Christian Boltanski . Figlio di padre ebreo e madre cattolica, l’artista francese ha formulato attraverso il suo lavoro un’incessante interrogazione sulla memoria. In questa recente realizzazione, come spesso accade nella sua opera, numerosi elementi concorrono a evocare la Shoah, aprendosi allo stesso tempo anche ad altre interpretazioni.

L’uso del vestiario, materiale ricorrente nell’opera dell’autore, suggerisce l’associazione con l’Olocausto: fra le immagini più impressionanti che hanno documentato lo sterminio vi sono infatti quelle dei cumuli di abiti ed effetti personali di cui gli ebrei venivano spogliati. 

Il Museo Ebraico di Berlino
Nel dopoguerra la Germania ha avviato un doloroso processo di riflessione storica, che ha interessato soprattutto il capitolo oscuro del nazismo. Da questo dibattito, che è ancora in atto, sono nati in particolare due episodi di rilevanza pubblica. Il primo è la realizzazione del nuovo Museo Ebraico, completato nel 1999 e inaugurato due anni dopo. Lo spettacolare edificio – il più grande museo del genere in Europa – si deve all’architetto polacco naturalizzato americano Daniel Libeskind.

Olocausto, filo spinato, Auschwitz, uomini, bambini, donne, ghetto, campo, Shoah, sterminio, cielo, lager, prigionieri, divise, treni, camere: queste sono solo alcune parole su cui ho fatto riflettere i miei studenti ... daranno forma alle parole per non dimenticare!!!!

martedì 24 gennaio 2017

Vetrate in carta stagnola e spago!!!




Carta stagnola e spago in rilievo: un bellissimo progetto svolto con la 2A di Pian di Scò.   I risultati di questo progetto sono qualcosa che sta tra le vetrate e il cloisonné. In effetti, è possibile studiare esempi concreti come fonte di ispirazione prima di iniziare.  Il foglio di stagnola fornisce una bella lucentezza globale al lavoro mentre il pennarello permette la realizzazione di un progetto rapido e pulito. Visualizzare un certo numero di questi progetti fianco a fianco fanno capire come la collaborazione tra gli studenti sia uno dei principiali risultati dell'attività svolta. 



Occorrente: spago, colla, cartone di recupero, carta stagnola, pennarelli indelebili.
Procedimento: i ragazzi hanno praticato dei tagli lungo il perimetro del cartone. Hanno preso dello spago ed hanno intrecciato il filo ottenendo forme quadrangolari successivamente hanno distribuito uno strato di colla su cui hanno fatto aderire la carta stagnola. I vari settori così ottenuti sono stati colorati con i pennarelli avendo cura di non coprire lo spago in rilievo .... l'effetto è strepitoso!!!!!




















mercoledì 18 gennaio 2017

Selfie??? Assolutamente no!!! AUTORITRATTO D'ARTISTA!!!!!

Nel passato la rappresentazione del sé era riservata esclusivamente agli artisti, oggi è un fenomeno generalizzato, ed ha un nome SELFIE!!!! I miei studenti conoscono benissimo questo termine: se promuovessi una lezione sull'autoscatto avrei l'aula piena e silenziosa ... potrei pensarci ............ dall'autoritratto pittorico al selfie ... questa riflessione prende origine dall'autoritratto con teschi di Russolo ............ un'uomo dall'espressione sconvolta che si guarda allo specchio, alle sue spalle dei teschi disposti in modo circolare .... definirei l'opera autoritratto ossessionato dalla morte ................ certo nel Rinascimento dopo aver dipinto per secoli soggetti religiosi i pittori si sentono liberi di rappresentarsi non solo in vesti altre come quelli dei santi ma anche come semplici osservatori di ciò che accade. Ma negli autoritratti la raffigurazione del corpo è sostanziale: gli artisti consegnano ai posteri la propria immagine supplicandoli di non dimenticarli!!!!


LUIGI RUSSOLO, Autoritratto con teschi, 1909, olio su tela, 67x50 cm,
Milano, Museo del Novecento







mercoledì 11 gennaio 2017

L'enigma di pietra: la Sfinge di Giza

Risultati immagini per sfinge giza




Come riusciranno i miei giovani artisti a rappresentare l'enigma della Sfinge????
Durante la lezione dedicata all'arte egizia con gli studenti della classe 1B di Pian di Scò abbiamo visto un video tratto Atlantide dedicato al mistero della Sfinge. Questa enorme statua fu costruita circa 4.500 anni fa e raffigura un essere mitologico con volto umano e corpo di leone accovacciato.Il monumento, che si trova a fianco del viale che conduce dal tempio a valle alla Piramide di Cheope a Giza, venne probabilmente ricavato da un affioramento di roccia proprio nella zona delle cave di pietra usate per la costruzione della piramide stessa. 




La statua è lunga 73 metri, larga 6 metri e raggiunge un'altezza di 20 metri.La colossale statua è il simbolo dei misteri archeologici per eccellenza, con i suoi occhi fissi all’orizzonte orientale, mentre scruta da tempo immemore il sole nascente ogni mattina, facendo breccia nell’immaginario di turisti e curiosi, storici e non. L’archeologia ufficiale fa corrispondere il volto della Sfinge a quello del faraone Chefren, in base a un’iscrizione trovata su una stele di pietra posta fra le zampe anteriori della colossale statua…iscrizione che racconta del faraone Thutmose IV, cui apparve in sogno il Dio Sole Ra-Harakhte, che gli promise il regno se avesse liberato la Sfinge dalla sabbia che l’aveva ricoperta, sin da quando la necropoli di Giza venne abbandonata. Così fece e, divenuto Re, fece scolpire la stele di granito, detta “Stele del sogno” per commemorare l’evento. Ma negli ultimi anni è cambiato qualcosa: sono emerse nuove idee, nuove teorie .. e se la Sfinge non fosse stata costruita da Chefren? In tutte le altre raffigurazioni Chefren indossa la barba, ma allora perchè manca nella sua statua più grande? E il frammento di barba rinvenuto ai piedi della sfinge non convince gli archeologi .. ecco che si apre un'altra ipotesi: l'egittologo Rainer ritiene che il volto possa essere del padre di Chefren, Cheope il più grande costruttore dell'antico Egitto. Quanti dubbi sull'attribuzione del volto della Sfinge: proprio per questo ho chiesto ai miei studenti di rappresentare gli elementi del mistero della Sfinge con il disegno: gli esploratori, la barba, il nemes, la stele del sogno, Cheope o Chefren, come riusciranno i miei alunni a rappresentare tutto questo??? Al prossimo post!!!